La pittura di Gino Merighi…

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Non dimentichiamo che la personalità di un artista si realizza nella somma delle sue produzioni, sia nei termini di apparente contraddizione, che di continuità dell’approfondimento di un discorso pittorico che, quando l’artista si esprime in buona fede, è proiezione della parte più intima dell’autore stesso. In Merighi questa aderenza dell’uomo all’artista è quasi sempre totale e si esprime con una propria filologia e una propria cultura che traducono in immagini una realtà intesa globalmente, e recepita con sensibilità quasi patologica nei suoi aspetti più drammatici. Si percepisce in una ricorrente tematica, l’angoscia antica dell’uomo nella vana ricerca di una verità trascendentale in un continuo e ingiusto baratto con la sofferenza.

L’anelito verso il supremo per la definizione di un irrinunciabile Dio e nel contempo esecrazione per l’opera stessa della creazione, che si accompagna ineluttabilmente alla violenza, al dolore, alla distruzione dell’essere.
Da qui uno scoramento per l’inutile caducità delle cose, per il ciclico cammino dell’umana sofferenza e di tutte le creature viventi, lo squallore delle passioni per una vita inchiodata ad una ripetività senza alternative.
Tutto un pessimismo quasi di sfondo Schopenhaureriano. dal quale il Merighi si affranca soltanto per la poetica dell’ideazione legata a fantastiche memorizzazioni oniriche, in un racconto di grande respiro coloristico su una superficie materica, tormentata da graffi, da increspamenti, e da sprazzi di colore che si accendono, ora come luci improvvise, ora si smorzano in modulazioni suggestive, in una orchestrazione cromatica dove la nota spirituale dominante, è l’azzurro. L’azzurro emblematico di quel cielo illegibile e incombente in cui l’artista cerca inutilmente un sostegno per appendervi l’anima.
Ma non mancano le impennate rabbiose, improvvise, scaturenti da una tensione accumulata da frustrazioni, da una stanchezza per vani inginocchiamenti e logoranti elucubrazioni. Allora il colore delle sue tele si accende di grumi sanguigni, in turgide colature che sembrano esplodere per forza endogena della stessa materia colorante. è la nota dominante del rosso che s’innerva nelle immagini come linfa sanguigna, emblema prepotente della vita che prende coscienza del suo momento d’essere e vuole opporsi al suo destino.

“NUOVO SPAZIO”, MENSILE DI ARTE E LETTERATURA – Giacomo Lucarelli

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