Nell’unitario discorso, uno spaccato del presente

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Antologica di Gino Merighi “

Trent’anni di attività artistica rappresentano un tempo cronologico e insieme una precisa scelta di esistenza, quando questa fonde e non confonde uno stile estetico col mondo che vuole raccontare. Gino Merighi ha riunito alla Palazzina Cinese una < antologica > che propone tappe e traguardi di una vitalità che ha mantenuto come sottofondo la passione e come traccia conduttrice gli anelli di una coerente catena.

La sua strada si muove lungo la direttrice di figurazioni realistiche della sua terra: personaggi del popolo, i paesi, la natura. Fra questi segni appaiono a volte alcuni elementi allegorici e d’altra concezione, ma tutti .sono riconducibili all’unitario discorso, alla base di quel mondo contadino un tempo fermo e immobile e poi improvvisamente sfaldato e disperso nella sua civiltà. Non sono recuperi o ancestrali ricordi o i soliti rimpianti. L’episodico diventa documento e testimonianza, punta alla storia e non alla cronaca.
Dai solchi della sua terra Merighi ha ricavato gli umori più intensi, i colori di una realtà non fermata nelle mani di un puparo e fra le pieghe di un sonatore di cornamusa. E da tanto indagare e cercare e riflettere il pittore ha ricavato nuovi e diversi stimoli. I riverberi della natura si sono trasformati in pennellate informali seguendo i fuochi delle situazioni dei nostri giorni, le tensioni più acute del tempo. Sui corpi delle vittime della violenza Merighi ha intessuto un colloquio di intensa commozione, il timbro si è fatto cupo perché l’angoscia è .traboccata oltre i limiti di ogni umana sopportazione
Questa partecipazione non rappresenta una frattura col resto della sua pittura: e anzi unitaria, uno spaccato senza soluzione di continuità col tempo passato E soprattutto un’interpretazione di chi vuole raffigurare la bruciante frattura della società attuale.
Una parte interessante dell’opera di Merighi è offerta anche dal suo lavoro di grafico, chine, disegni, litografie e serigrafie appartengono ai suoi modi tecnici e rientrano in quella generale visione che si uniforma alla tavolozza del pittore.

al Giornale di Sicilia del 22-4-1981 – Giuseppe Servello

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