Lirismo nella pittura di Gino Merighi

albero di giuda

Ma non cè dispersione né enfasi retorica nel suo procedere artistico, perché

Merighi, temperamento meditativo, tende ad un lirismo di immagine assaporata in silenzio, dove i colori nelle modulazioni interne acquistano valore di presenza sospesa; dove la materia cromatica si carica di accensioni e di richiami che vanno al di là del semplice suggerimento e dell’analogia naturalistica per diventare realtà poetica, nella sua accezione semantica di realtà trasfigurata attraverso il filtro dell’arte e della sensibilità dell’artista.

La forza e la qualità delle sue insolite immagini risiedono nel rigore stilistico con cui sono attuate. Esse sorgono nella loro calcolata preziosità del colore, da una convinzione fermissima: che cioè il motivo naturale è inesauribile in quanto suscettibile di  infinite interpretazioni e trasfigurazioni. Tant’è vero che la natura nella visione di Gino Merighi si traduce sempre in una sorta di superamento fantastico. La stessa convinzione felicemente si invera e si ritrova nella produzione grafica di questo artista, che alla linea affida un suo messaggio di viva spiritualità. Il segno preciso senza cedimenti né allettamenti di carattere enfatico, ricondotto piuttosto nell’alveo di una matura coscienza operativa che spinge l’artista ad attuare una fine tessitura disegnativa, non si presta a dispersioni interpretative, grazie ad un perentorio tono che lo definisce e lo racchiude.

Allora ogni disegno diventa una specie di pagina visiva che parla direttamente all’uomo con la forza persuasiva che è esclusiva di ciò che assomma in sè una lunga vicenda umana attraverso la puntuale intelligenza del tempo e attraverso il pudore dei sentimenti.

 

-Eco d’Arte Moderna- Palermo, Aprile 1976 – Giovanni Cappuzzo

 

 

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